Figli e dipendenze digitali: i segnali da non ignorare
Le dipendenze digitali minacciano i nostri figli tra social e schermi. Scopri come riconoscere i sintomi invisibili e sostenere i ragazzi con intelligenza

L’universo giovanile attraversa oggi una trasformazione profonda, contrassegnata da forme di disagio sempre più complesse e stratificate. Il fenomeno viaggia su un doppio binario: da un lato l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, dall’altro l’esplosione delle dipendenze comportamentali legate a smartphone, social media, videogiochi e intelligenza artificiale. A livello globale, il World Drug Report delle Nazioni Unite stima in oltre 330 milioni le persone che fanno uso di stupefacenti, con un incremento del 5,2% in un decennio. Contestualmente, le evidenze scientifiche mostrano un’impennata dei disturbi legati all’iperconnessione, rendendo indispensabile un’analisi puntuale del fenomeno per fornire alle famiglie e agli educatori gli strumenti adeguati ad affrontarlo.

L’evoluzione clinica del fenomeno e i rischi per gli adolescenti
La dipendenza da strumenti digitali condividono con l’abuso di sostanze i medesimi circuiti cerebrali del piacere e della ricompensa. Come illustra il prof. Gabriele Sani, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria Clinica e d’Urgenza e responsabile del Centro Psichiatrico Integrato di Risposta, Prevenzione e Cura delle Dipendenze (CEPID) del Policlinico Gemelli di Roma:
“Le dipendenze non si fermano più soltanto alle sostanze stupefacenti classiche, purtroppo sempre drammaticamente diffuse, ma si stanno evolvendo in gravi disfunzioni comportamentali e digitali. I dati confermano che decine di migliaia di adolescenti italiani soffrono o sono a forte rischio di dipendenze comportamentali. Parliamo di un uso compulsivo e patologico della tecnologia nelle sue varie forme: dal generico tempo passato davanti a uno schermo a social network, videogiochi etc. Queste dinamiche agiscono sugli stessi network cerebrali stimolati dalle sostanze stupefacenti, compromettendo seriamente lo sviluppo psicologico, relazionale ed educativo dei nostri ragazzi.”
Il pericolo primario risiede nella dimensione sommersa di questi comportamenti, che spesso si consumano nell’isolamento della stanza da letto e vengono scambiati dagli adulti per timidezza o consuetudine generazionale.
La mappa dei dati: tra dipendenza digitale e abuso di sostanze
Le ricerche pubblicate sulle principali riviste internazionali offrono un quadro epidemiologico dettagliato. Uno studio su Frontiers in Psychology rileva che la dipendenza da smartphone riguarda il 27% della popolazione globale, i social media il 17%, internet il 14% e i videogiochi il 6%. L’impatto sugli adolescenti è ancora più marcato: un’analisi apparsa su Archives of Psychiatric Nursing precisa che un minorenne su quattro presenta un uso problematico dei social, mentre indagini su JAMA evidenziano come il 49,2% dei giovani mostri livelli elevati di assuefazione allo smartphone. A ciò si aggiunge la diffusione dell’IA generativa, utilizzata dal 72% dei ragazzi europei tra i 13 e i 17 anni, secondo i dati di EU Kids Online.

In Italia, la Relazione annuale al Parlamento indica che circa 350 mila studenti under 18 (il 23% della popolazione scolastica) hanno utilizzato sostanze illegali nel 2025, in crescita rispetto all’anno precedente. Tra gli 11 e i 13 anni, circa 15 mila studenti mostrano condotte riconducibili alla dipendenza da social media e 111 mila sono a rischio di disturbo da gioco su internet. Parallelamente, sul fronte alcolico e chimico, studi dell’University College London indicano che tra i 17 e i 23 anni l’uso di cannabis sale dal 31% al 49% e quello di droghe pesanti triplica dal 10% al 32%.
L’approccio terapeutico e il ruolo della rete familiare
Trattare queste problematiche richiede un intervento strutturato che eviti di soffermarsi solo sul sintomo esteriore, come il semplice sequestro del dispositivo digitale. Il Prof. Sani chiarisce la necessità di valutare il quadro psicopatologico di fondo:
“Quando il problema si rende evidente, si tende spesso a voler risolvere il sintomo rapidamente, senza saper affrontare il malessere di fondo alla base della dipendenza stessa. Questi ragazzi sovente hanno un disagio o una vera patologia psichiatrica che si manifesta attraverso la dipendenza. Dobbiamo sì lavorare su questa, ma anche sulla situazione psichica di base del ragazzo e sul contesto familiare e relazionale nel suo insieme. […] Questi ragazzi non stanno semplicemente attraversando una fase difficile o un momento di ribellione: soffrono e vanno aiutati e curati.”
Per contrastare questo isolamento occorre consolidare un’alleanza terapeutica integrata tra scuola, famiglie e presidi specialistici come il CEPID. L’obiettivo fondamentale non è demonizzare la tecnologia, ma guidare i giovani verso la consapevolezza e restituire loro una prospettiva relazionale autentica.
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