Allarme povertà alimentare: il caro vita colpisce i figli

La povertà alimentare cresce in Italia: oltre 430mila minori rinunciano a cibo sano e vita sociale. L’indagine svela l’impatto economico sulle famiglie

Crescere un figlio oggi assomiglia sempre più a un percorso a ostacoli dove il bilancio domestico detta ritmi e sacrifici dolorosi. In una quotidianità segnata da scontrini sempre più pesanti, la fotografia scattata dall’ultima indagine di ActionAid racconta una realtà che tocca da vicino moltissime case: in Italia oltre 430mila bambini e ragazzi sotto i sedici anni sono costretti a fare a meno di pasti completi o di un pomeriggio di giochi con i compagni di scuola. Si tratta del 5,6% della popolazione minorile, una percentuale in costante salita rispetto al 5,3% registrato nel 2021. Dietro queste percentuali si nascondono scelte quotidiane complesse: rinunciare a un frutto fresco al giorno, tagliare sull’apporto proteico di carne o pesce oppure dover dire di no all’invito di un amichetto per merenda.

L’allarme per la fascia delle scuole elementari

Il dato più allarmante riguarda i bambini tra i 6 e gli 11 anni, un’età cruciale per lo sviluppo fisico e per la costruzione delle prime relazioni sociali. In appena un triennio, la percentuale di alunni che sperimenta disagi legati al cibo e alla condivisione è quasi raddoppiata, passando dal 3,8% al 6,8%. Parliamo di circa 220mila giovanissimi, ben 90mila in più rispetto a tre anni fa. Le privazioni non si fermano al piatto: quando le risorse mancano, i tagli colpiscono inevitabilmente l’acquisto di libri extrascolastici, le gite di classe, i capi d’abbigliamento nuovi e le occasioni di svago, creando un senso di esclusione difficile da gestire per i più piccoli.

La morsa degli affitti e il bivio delle spese domestiche

A condizionare pesantemente la qualità della tavola è il costo dell’abitare. La casa rappresenta la spesa fissa più gravosa e, quando le entrate si assottigliano, il carrello della spesa diventa la prima voce su cui si interviene al ribasso, riducendo le quantità o cercando aiuti esterni. I numeri lo confermano con chiarezza: tra i minori che vivono in un’abitazione di proprietà senza mutuo la quota di disagio si ferma al 3,6%, mentre tra le famiglie in affitto — sia a canone libero sia agevolato — la percentuale schizza al 12%, più del triplo. Questa fragilità accompagna poi i ragazzi anche nella prima età adulta: tra chi si trova a rischio povertà, la deprivazione tocca il 27,3% dei giovani tra i 25 e i 34 anni, bloccati tra precarietà lavorativa e costi proibitivi per conquistare la propria indipendenza.

L’avanzata del disagio che investe il Nord e chi lavora

Il fenomeno della povertà alimentare ha raggiunto una dimensione generale, coinvolgendo oltre 6,4 milioni di persone in Italia, pari al 12,7% della popolazione totale. Se il Mezzogiorno e le Isole mantengono il primato della criticità con il 17,4% di incidenza — toccando il picco del 35,7% in Calabria —, la vera mutazione riguarda il Settentrione. Nel Nord del Paese le persone in affanno sono balzate dal 7,6% all’11,2% in un anno, coinvolgendo 884mila cittadini in più: la Lombardia è passata dall’8,3% al 14,5% con oltre mezzo milione di nuovi residenti in difficoltà, mentre il Veneto è salito al 13,5%. Cambia radicalmente anche il profilo di chi chiede sostegno: la difficoltà cresce tra chi ha un impiego regolare, salendo dall’8,7% al 10,5%, a dimostrazione di come l’aumento simultaneo di generi alimentari, bollette e affitti abbia ormai travolto anche famiglie considerate finora al riparo. Come sottolinea ActionAid, per spezzare questa catena non bastano misure tampone: occorrono interventi strutturali capaci di tutelare il diritto a crescere serenamente.

Il rapporto tra povertà alimentare e disuguaglianze nell’adolescenza è stato al centro anche del progetto biennale di ricerca  DisPARI, realizzato da ActionAid Italia insieme al Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano con il supporto di Percorsi di Secondo Welfare e il sostegno di Fondazione Cariplo. I risultati sono raccolti nel volume “Povertà e benessere alimentare in adolescenza“  

1. L’analisi considera tre indicatori: DAMS (deprivazione alimentare materiale e/o sociale) da dati EU-SILC, FIES (insicurezza alimentare) e povertà alimentare relativa (spesa alimentare familiare pro capite sotto la media nazionale) su base dati Istat.

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