Il boom del second hand: così il vintage rinnova le case
Il mercato del vintage vive una stagione d’oro grazie alla Gen Z e a nuove abitudini che premiano qualità manifatturiera, memoria storica e pezzi unici

Nel contesto attuale, dominato dalla velocità degli algoritmi, da contenuti visivi che svaniscono rapidamente e da recapiti garantiti in ventiquattr’ore, il pericolo più ricorrente è consumare gli oggetti prima ancora di averne fatto reale esperienza. A fronte di questa frenesia tecnologica e della costante iper-connessione, si afferma tuttavia una rinnovata sensibilità che respinge il principio dell’usa-e-getta, riscoprendo il pregio di ciò che ha resistito allo scorrere delle epoche. La sorte di un elemento d’arredo segnato dagli anni non coincide più con lo smaltimento presso l’ecocentro cittadino: al contrario, il mercato del vintage attraversa una stagione particolarmente favorevole, trasformando vecchi mobili nei protagonisti di storie inedite.
Il valore globale dell’arredamento usato e la risposta dell’Italia
A confermare la solidità di questa trasformazione non vi sono semplici mode passeggere, ma riscontri economici precisi. Secondo l’analisi internazionale diffusa da Straits Research, il settore mondiale dell’arredamento di seconda mano raggiungerà entro il termine del 2026 una valutazione pari a 50,06 miliardi di dollari, mantenendo un ritmo di espansione costante del 4,83% all’anno fino al 2034.
In tale contesto internazionale, l’Italia ricopre una posizione di primo piano. In base all’ultimo osservatorio sulla second hand economy realizzato da Ipsos Doxa per Subito.it, si contano ormai 28,2 milioni di italiani orientati verso l’usato. Il 65% dei cittadini ha dichiarato di aver effettuato compravendite di seconda mano e, nel corso del solo 2025, oltre 6 italiani su 10 hanno acquistato o venduto articoli usati, confermando tale pratica come una consuetudine radicata di consumo consapevole.

La riscoperta con la Gen Z e la visione di Stefano D’Onghia
Se in passato il collezionismo storico parlava quasi unicamente a una cerchia ristretta di intenditori e restauratori, al presente il modernariato dialoga con un pubblico ampio ed eterogeneo. A guidare questo rinnovato interesse sono soprattutto i giovani della Gen Z, determinati a personalizzare i propri spazi abitativi fuggendo dalla standardizzazione dell’arredo seriale di massa.
A delineare questo passaggio culturale è Stefano D’Onghia, conosciuto dal grande pubblico e sulle piattaforme social come “il Dongi”, antiquario, volto televisivo e figura di riferimento del settore forte di oltre 105 mila follower su Instagram:
«Oggi il vintage e il modernariato stanno attirando sempre più persone di ogni età in Italia. Il loro successo crescente nasce da un cambiamento profondo nel modo in cui le persone guardano agli oggetti e agli spazi che abitano. Anche tra i giovani, infatti, vi è il desiderio di allontanarsi dall’omologazione e costruire ambienti più personali e autentici, dove ogni elemento abbia un’identità e una storia da raccontare. Un mobile vintage non è solo un complemento d’arredo, ma un oggetto con una memoria, spesso realizzato con materiali e lavorazioni oggi di difficile reperimento. A ciò va aggiunta anche una nuova sensibilità nei confronti del consumo consapevole: dedicarsi al thrift flipping (o restauro creativo), infatti, sta diventando un gesto culturale più ancora che una scelta sostenibile. Allungare la vita degli oggetti è ciò che permetterà, alla lunga, di salvare il mondo».
Non a caso, lungo l’intera penisola italiana continuano a moltiplicarsi rassegne commerciali, eventi a tema ed esposizioni incentrate sulla ricerca del pezzo unico e sul modernariato d’autore.
I cinque consigli pratici dell’esperto per scegliere il pezzo giusto
Avvicinarsi a mercatini, botteghe o portali telematici richiede curiosità, sguardo critico e una certa dose di audacia. Ecco il vademecum in cinque passaggi suggerito da Stefano D’Onghia:
- Fidarsi del proprio intuito e prendersi il giusto tempo: la vera bellezza del vintage risiede nell’irripetibilità del singolo pezzo. La ricerca richiede pazienza: per scovare qualcosa di autentico serve concedersi il tempo di guardare con calma, lasciando che sia l’istinto a guidare la scelta.
- Imparare a leggere dettagli e qualità costruttiva: non bisogna fermarsi alla superficie. È fondamentale analizzare i materiali, la fattura, le cerniere, gli incastri e le eventuali firme o marchi di fabbrica, elementi basilari che attestano il pregio reale del mobile.
- Guardare oltre con l’immaginazione: un arredo d’epoca non deve rimanere confinato al proprio contesto d’origine. La sfida consiste nel visualizzare come una forma del passato possa inserirsi armoniosamente in un ambiente contemporaneo, creando un contrasto sofisticato.
- Indagare la provenienza: la biografia di un bene, la sua origine, chi lo ha prodotto e in quale epoca ha vissuto rappresentano parte integrante del suo valore. Proprio come per le persone, è la storia a conferire spessore e carattere a ciò che si accoglie nella propria casa.
- Puntare sull’emozione e sul restauro creativo: scegliere il vintage è un atto di stile ma anche di cuore. Attraverso la pratica del thrift flipping, o restauro creativo, un mobile dimenticato può trasformarsi in un pezzo unico e su misura: un’arte accessibile che coniuga manualità, risparmio ed espressione personale.
A cura della redazione
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