Le epiche sviste sull’Odissea che sorprendono come un viaggio!
Tra miti distorti e cultura pop, scopriamo tutte le gaffes e i clamorosi abbagli dei lettori legati all’Odissea. Ecco i dati della ricerca

Quante volte ci è capitato di evocare un mito classico per descrivere una situazione quotidiana, convinte di fare una citazione colta, per poi scoprire che la realtà dei fatti è completamente diversa da come la ricordavamo? L’epica che abbiamo studiato tra i banchi di scuola tende spesso a sfumare con il passare degli anni, lasciando il posto a ricordi confusi, suggestioni cinematografiche o vere e proprie deformazioni della cultura pop. Un fenomeno diffusissimo che trova una conferma sorprendente nei dati: oltre 7 italiani su 10 dimostrano gravi lacune quando si tratta di ricostruire con esattezza le vicende, i protagonisti e la cronologia dell’Odissea. Il capolavoro attribuito a Omero, tornato di recente sotto i riflettori dei media internazionali anche grazie all’attenzione del cinema d’autore con la trasposizione firmata da Christopher Nolan, continua a essere uno dei pilastri della nostra identità culturale, eppure la maggior parte delle persone ne conserva una visione del tutto distorta.
L’illusione delle sirene e i falsi miti creati dalla cultura di massa
A svelare l’entità di questo cortocircuito culturale è un’accurata indagine condotta e commissionata dal media digitale Libreriamo (www.libreriamo.it), piattaforma punto di riferimento per i consumatori di cultura. La ricerca, realizzata attraverso la metodologia scientifica SWOA (Web Opinion Analysis) analizzando circa 1.500 conversazioni spontanee pubblicate su blog, forum, social network e community online, ha misurato la reale confidenza dei lettori con l’eredità classica, mettendo in luce abbagli inaspettati. L’esempio più emblematico riguarda la figura delle sirene: ben il 91% degli intervistati le immagina come splendide creature acquatiche con la coda di pesce, in cerca d’amore tra le onde. Si tratta in realtà di un’eredità delle fiabe nordiche e dell’immaginario disneyano, poiché nella versione omerica originale questi mostri mitologici possedevano un corpo d’uccello e un volto di donna, temuti dai marinai per il loro canto letale e non certo per un romantico fascino marino.
Un viaggio frainteso: le reali motivazioni di Ulisse
Non meno clamoroso è l’abbaglio che riguarda la psicologia del protagonista. Il 79% dei lettori è fermamente convinto che Ulisse abbia intrapreso la sua lunga navigazione spinto da una brama insaziabile di esplorazione, dalla curiosità di scoprire mondi sconosciuti e di superare i limiti umani. Questa visione affascinante ed eroica non appartiene però al testo classico, bensì alla celebre rielaborazione effettuata da Dante Alighieri nell’Inferno. Nel poema originale, l’eroe itacese non desidera affatto vagare per il globo: il suo unico, disperato obiettivo è fare ritorno a casa per riabbracciare la moglie e riprendere il controllo del suo regno. Il suo lungo percorrere i mari, peraltro, non è stato un continuo naufragare tra creature feroci: per oltre 7 italiani su 10 (72%) l’eroe avrebbe trascorso vent’anni in mare a combattere mostri, ignorando invece che dei 20 anni trascorsi lontano dalla patria, 10 sono stati assorbiti dalla guerra di Troia e ben 8 volati via nella totale stasi, trattenuto contro la sua volontà sulle isole delle ninfe Calipso e Circe.

Autori confusi e incomprensioni sullo Stretto
Le incomprensioni toccano perfino la paternità dell’opera e la collocazione dei suoi episodi più famosi. Più della metà del campione analizzato, precisamente il 52%, attribuisce la composizione dell’Odissea a Virgilio, sovrapponendo il poeta romano dell’Eneide con l’arcaica figura di Omero. Parallelamente, il 76% colloca la celebre strategia del Cavallo di Troia al centro della trama omerica, ignorando che l’inganno in legno viene soltanto citato di sfuggita nell’opera e raccontato in modo dettagliato solo successivamente nel secondo libro dell’Eneide. Anche la geografia del mito subisce curiose trasformazioni: per il 63% delle persone, Scilla e Cariddi non sono due terribili mostri marini insediati sulle sponde dello Stretto di Messina, ma due ipotetiche isole rocciose o perfino due maghe in perenne rivalità tra loro.
Il ruolo di Penelope e la matura giovinezza di Telemaco
Tra le figure più travisate spiccano i familiari dell’eroe. La figura di Penelope viene nell’immaginario collettivo ridotta a quella di un’intramontabile casalinga: il 64% degli italiani la immagina intenta a sferruzzare con ferri da maglia o all’uncinetto, tecniche del tutto inesistenti nell’antica Grecia, dimenticando il valore simbolico e strategico della tela intessuta e disfatta al telaio per prendere tempo contro i Proci. Allo stesso modo, il 71% considera Telemaco un bambino indifeso per l’intera durata della narrazione, laddove il testo ci presenta un coraggioso ventenne che viaggia da solo verso Pilo e Sparta alla ricerca di notizie sul padre e che, al ritorno di quest’ultimo, lotta strenuamente al suo fianco nel palazzo reale. Persino il famoso inganno del nome “Nessuno” ai danni di Polifemo viene frainteso dal 58% del campione, che lo considera un trionfo assoluto, dimenticando che fu proprio l’incontrollabile superbia di Ulisse, nel gridare poco dopo il proprio vero nome, a scatenare la maledizione di Poseidone.

Come sottolineato dal sociologo Saro Trovato, fondatore di Libreriamo che ha promosso l’indagine, questi dati evidenziano quanto il patrimonio classico sia stato progressivamente cannibalizzato dai prodotti pop. Risulta quindi fondamentale riscoprire la lettura diretta dei testi originali per recuperare una consapevolezza narrativa autentica, capace di restituire la giusta dimensione a capolavori che continuano a forgiare l’immaginario dell’intera civiltà occidentale.
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