Maternità in Europa: l’Italia perde il confronto. Chi vince?
Congedo di maternità: l’Italia resta fuori dalla Top 10 europea. Scopri quali Paesi offrono tutele migliori e le novità per gestire famiglia e carriera

Festeggiare la maternità oggi non significa solo ricevere un mazzo di fiori, ma riflettere su quanto il sistema Paese supporti concretamente le donne nel loro doppio ruolo di professioniste e genitrici. Secondo il recente report globale 2026 di World Population Review, l’Italia si posiziona soltanto al quindicesimo posto nella classifica europea dei congedi di maternità. Con 22 settimane retribuite all’80%, il Belpaese arranca dietro a vicini come la Polonia, l’Ungheria e persino San Marino, dove le neo-mamme godono di una copertura economica totale del 100%.
Guardando ai vertici della classifica, il divario diventa ancora più evidente. La Croazia si conferma il paradiso per le famiglie con ben 58 settimane di congedo, garantendo lo stipendio pieno per i primi sei mesi. Seguono a ruota realtà come il Montenegro e il Regno Unito, entrambi con 52 settimane a disposizione delle lavoratrici. All’estremo opposto, fuori dai confini europei, gli Stati Uniti appaiono come il fanalino di coda mondiale: a livello federale sono previste solo 12 settimane e, dato ancora più critico, non sono retribuite.

Oltre la legge: il cambiamento parte dalle aziende
In un panorama normativo che fatica a evolversi rapidamente, la vera differenza iniziano a farla le imprese che scelgono di adottare un approccio “people-centric”. Come sottolineato da Debora Moretti, Co-CEO di Zeta Service, vivere l’arrivo di un figlio come un ostacolo professionale è un retaggio culturale che va superato per trattenere i talenti e generare benessere autentico. Non si tratta più solo di rispettare le tutele di legge, ma di progettare ecosistemi che accompagnino le persone nei momenti di transizione.

Un esempio virtuoso è rappresentato dal “Baby Pack”, un insieme di misure concrete che intervengono sulla flessibilità e sul sostegno economico. Questo modello include lo smart working totale durante gli ultimi mesi di gravidanza e una flessibilità oraria completa nei primi mesi di vita del bambino. L’obiettivo è trasformare quello che spesso viene gestito come una criticità organizzativa in una leva di equità e attrazione per le lavoratrici.
Il nuovo volto della genitorialità condivisa
Il futuro della sostenibilità lavorativa passa inevitabilmente per la condivisione dei carichi di cura all’interno della coppia. Alcune realtà illuminate stanno già estendendo i congedi retribuiti a tutti i genitori, indipendentemente dal genere o dalla tipologia di legame — biologico, sociale o affettivo. Offrire ai padri giorni extra rispetto ai minimi di legge è un passo fondamentale per superare modelli sbilanciati e stereotipi ancora profondamente radicati nella nostra società.
Accanto al tempo, anche il supporto pratico ed emotivo gioca un ruolo chiave. Dalle card nascita per le spese immediate alle borse di studio per i figli, fino agli “Help Desk Genitorialità” che aiutano a districarsi nella complessa burocrazia dei bonus e dei moduli INPS, il welfare aziendale sta diventando il miglior alleato delle donne. Investire in una cultura del rispetto e dell’equità significa creare ambienti di lavoro sani dove la scelta di avere un figlio non sia più un compromesso, ma un valore aggiunto.
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