Sigaretta e gravidanza: che legame c’è tra fumo e fertilità?

Il legame tra sigaretta e gravidanza nasconde insidiate sottovalutate per lei e per lui. Ecco cosa accade davvero al corpo e come invertire la rotta

In Italia circa 13 milioni di persone mantengono l’abitudine al consumo di tabacco o di alternative elettroniche e riscaldate, una percentuale pari a circa il 26% della popolazione. Sebbene quasi il 90% conosca i pericoli legati alle patologie oncologiche e cardiovascolari, solo un terzo dei consumatori è consapevole dell’impatto reale sulla salute riproduttiva. Il connubio tra fumo e fertilità rappresenta un nodo cruciale spesso ignorato, eppure la probabilità di andare incontro a difficoltà di concepimento cresce in modo significativo sia per le donne che per gli uomini.

Mario Mignini Renzini

Gli effetti biologici sulla salute riproduttiva femminile

L’azione della nicotina e delle sostanze da combustione non genera un’infertilità automatica, ma innesca una serie di alterazioni biologiche profonde. Secondo recenti evidenze cliniche, le fumatrici presentano circa il 60% di probabilità in più di riscontrare problemi riproduttivi rispetto a chi non fa uso di bionde. Come illustra il Professor Mario Mignini Renzini, docente di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, responsabile del Centro di PMA della Casa di Cura La Madonnina di Milano e referente medico dei Centri Eugin, le conseguenze sull’organismo femminile includono l’anticipazione della menopausa, una drastica riduzione della qualità ovocitaria, squilibri ormonali marcati, cicli irregolari, un aumento del rischio di gravidanze ectopiche e un ritardo nell’impianto dell’embrione.

Il quadro maschile e la capacità di recupero

L’impatto nocivo coinvolge in egual misura l’apparato maschile. Nei consumatori abituali si registrano frequentemente alterazioni della morfologia degli spermatozoi a livello di testa, collo o coda (teratozoospermia), oltre a una concentrazione ridotta di cellule riproduttive nel liquido seminale (oligospermia).

La buona notizia riguarda la reversibilità parziale del danno. Interrompere l’abitudine alla sigaretta consente all’organismo maschile di avviare una rigenerazione completa degli spermatozoi nell’arco di sei-dodici mesi. Per le donne il discorso impone una riflessione più attenta: la riserva ovarica è un patrimonio biologico predeterminato fin dalla nascita, il che rende impossibile la generazione di nuovi ovociti. Dire addio al tabacco permette comunque di preservare il patrimonio rimanente e di ottimizzare l’ambiente ormonale e uterino.

Fattori che compromettono l’equilibrio quotidiano

Per massimizzare i benefici dell’abbandono del fumo è fondamentale guardare allo stile di vita nella sua totalità. Come evidenziato dagli specialisti dei Centri Eugin, il recupero riproduttivo può essere vanificato da ulteriori elementi nocivi: un consumo eccessivo di alcol, che interferisce sia con la spermatogenesi sia con l’ovulazione, l’obesità e la sindrome metabolica, che favoriscono lo stress ossidativo a livello cellulare, la sedentarietà e lo stress cronico.

Nell’universo maschile incidono anche abitudini meccaniche e termiche come l’uso continuo di indumenti eccessivamente stretti, frequenti sedute in sauna, l’uso prolungato della bicicletta e la consuetudine di appoggiare il computer portatile direttamente sulle gambe, circostanze che innalzano la temperatura dello scroto danneggiando la funzionalità spermatica. La tutela del benessere riproduttivo passa dunque dall’eliminazione del tabacco combinata con una cura attenta delle routine quotidiane.

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