Francesca Pascale: un appello all’inclusività per il Pride
L’importanza di un Pride che rappresenti tutti viene messa in discussione, portando a una richiesta urgente di dialogo tra le parti coinvolte
Francesca Pascale, vicepresidente di Diritti e Libertà e presidente onoraria di GayLib e dei Gay Conservatori Liberali, interviene duramente dopo le dichiarazioni di Mario Colamarino, direttore artistico della Pride Croisette organizzata dal Circolo Mario Mieli insieme a Muccassina. “Dopo le dichiarazioni rilasciate ieri da Mario Colamarino, direttore artistico della Pride Croisette organizzata dal Circolo Mario Mieli insieme a Muccassina, nelle quali veniva motivata l’esclusione della sottoscritta e di esponenti del centrodestra per ragioni politiche e ideologiche, nelle ultime ore il clima appare ulteriormente peggiorato”, afferma Pascale, denunciando un contesto sempre più teso e divisivo.

Il rischio di una manifestazione non più inclusiva
Secondo Pascale, i contenuti diffusi sui social contribuirebbero a rafforzare una narrazione escludente: “Attraverso storie e contenuti pubblicati sui social, infatti, si continua ad alimentare una narrazione secondo cui non sarebbero gradite persone considerate ‘anti-Pal’, contribuendo così a trasformare una manifestazione nata per l’inclusione e la difesa dei diritti in uno spazio sempre più orientato all’esclusione politica e culturale”. Una dinamica che, a suo avviso, richiama una stagione storica dolorosa che non dovrebbe ripetersi. Pascale si interroga quindi sul significato stesso del Pride: “Mi domando se esista un altro Paese democratico al mondo in cui, durante un Pride, qualcuno possa arrogarsi il diritto di stabilire chi sia degno di partecipare e chi no”, sottolineando come il vero elemento discriminatorio sia proprio l’esclusione basata sulle idee.
Appello a un pride pluralista e bipartisan
Nel suo intervento, Pascale ribadisce i valori originari della manifestazione: “Il Pride nasce per difendere la libertà, il rispetto e la dignità delle persone, non per stabilire chi possa essere accettato in base alle proprie idee politiche o alla propria posizione su temi internazionali”. Pur distinguendo tra rifiuto dell’odio e pluralismo, evidenzia il rischio di creare categorie di persone non gradite, con possibili ripercussioni anche verso la comunità ebraica o chi non condivide determinate posizioni sul conflitto mediorientale. Ricorda infine l’esperienza del 2013 con Vladimir Luxuria, Alessandro Cecchi Paone e Imma Battaglia, quando il dialogo tra GayLib e Arcigay rappresentava un modello di collaborazione. “Il Pride deve continuare a rappresentare uno spazio aperto, pluralista e inclusivo, capace di unire e non di dividere. I diritti civili appartengono a tutti e non possono diventare patrimonio esclusivo di una parte politica”, conclude, auspicando una riflessione condivisa da politica, istituzioni e associazioni.
A cura della redazione
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