Nido a settembre: l’errore sul sonno da non fare
Chiara Baiguini spiega come gestire il nido a settembre evitando l’ansia della nanna: consigli pratici per accompagnare i più piccoli con totale serenità

L’arrivo della fine dell’estate porta con sé un carico inevitabile di emozioni, aspettative e, molto spesso, una buona dose di apprensione per le famiglie che si preparano all’ingresso all’asilo. Con l’avvicinarsi di settembre, mamme e papà si trovano a fare i conti con dubbi ricorrenti legati soprattutto al momento del riposo, chiedendosi se il piccolo riuscirà ad addormentarsi senza la presenza materna o se sia necessario abituarlo in anticipo a dormire da solo nel proprio lettino. Il rischio più comune è quello di trasformare le ultime settimane di vacanza in un rigido banco di prova, imponendo cambiamenti drastici proprio alla vigilia di una tappa già di per sé trasformativa.
Secondo Chiara Baiguini, Life & Family Coach ed educatrice del sonno infantile, addestrare i bambini prima del tempo rappresenta un approccio controproducente. Nei primi anni di vita, un solo mese porta con sé un’evoluzione notevole e il bambino che varcherà la soglia della struttura non sarà esattamente quello di oggi. Molte difficoltà percepite come insormontabili possono ridimensionarsi spontaneamente, rendendo prioritario un accompagnamento basato sulla fiducia piuttosto che sulle prove di forza.

Le dinamiche del riposo tra casa e asilo
Uno dei falsi miti più radicati riguarda l’idea che le modalità di addormentamento domestiche debbano coincidere con quelle della struttura educativa. Al nido, il contesto è regolato da orari precisi, ritualità condivise, luci soffuse e spazi interamente progettati per favorire il rilassamento. A questi elementi si unisce la forza trainante del gruppo, che porta naturalmente il singolo bambino a sintonizzarsi con il ritmo dei compagni quando l’ambiente rallenta.
Un ruolo determinante è giocato dallo stato emotivo di chi si occupa del momento della nanna. Nelle mura domestiche il sonno è spesso intriso di stanchezza, timori e aspettative che i più piccoli percepiscono con estrema facilità. Le educatrici, al contrario, vivono questo passaggio con maggiore leggerezza e neutralità emotiva, facilitando il riposo anche in quei bambini abituati ad addormentarsi esclusivamente a contatto con la madre.
Cosa evitare nelle settimane prima del rientro
Forzare le tappe rischia di generare uno stress inutile. Insegnare a dormire da soli non è una tecnica da apprendere in pochi giorni, bensì una competenza evolutiva che matura solo quando il bambino sperimenta una solida sicurezza emotiva. Modificare repentinamente il tipo di lettino, imponendo una brandina simile a quella scolastica, aggiunge una complicazione superflua a un contesto che sarà comunque percepito in modo totalmente differente.
Allo stesso modo, stravolgere rigidamente gli orari senza tenere conto dell’individualità del bambino non garantisce un adattamento migliore. Ogni sistema nervoso reagisce agli stimoli con modalità uniche: ci sono bambini che traggono beneficio dalla prevedibilità, altri che richiedono un ambiente a basso impatto sensoriale e altri ancora che scaricano le tensioni attraverso il movimento fisico prima di riuscire a rilassarsi.
Costruire la valigia della sicurezza emotiva
L’obiettivo per i genitori non è addestrare, ma rendere trasportabile il senso di protezione vissuto a casa. Risulta particolarmente utile individuare un oggetto transizionale, come un peluche o una copertina, che possa fare da ponte affettivo con il nuovo ambiente. Semplificare il rituale della nanna a pochi gesti essenziali e facilmente riproducibili permette di creare punti di riferimento chiari.

Coinvolgere gradualmente altre figure di riferimento, a partire dal papà, aiuta il piccolo a comprendere che la sicurezza può essere condivisa con più adulti. Durante le giornate estive, anche semplici giochi basati sulla separazione e sul ricongiungimento rafforzano la fiducia nel ritorno del genitore. Infine, visitare gli spazi della struttura e instaurare un dialogo trasparente con le educatrici permette di trasmettere abitudini e segnali specifici del bambino.
La serenità dell’adulto come guida
I bambini leggono e assorbono gli stati d’animo degli adulti di riferimento. Vivere l’inserimento con fiducia nei confronti del personale educativo costituisce il supporto più efficace che un genitore possa offrire. L’intento finale non deve essere quello di presentarsi a settembre con un bambino perfettamente autonomo nel sonno, ma costruire un clima di serenità condivisa in cui famiglia ed educatori collaborano passo dopo passo, rispettando i tempi di crescita di ciascuno.
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