Berrettini, la maschera LED e la terapia della luce
Dopo gli US Open, una fotografia mostra il tennista romano durante un momento di recupero con una maschera luminosa sul viso e un dispositivo sulla coscia, riportando l’attenzione sulla fotobiomodulazione e sulle sue possibili applicazioni nello sport
Una particolare fotografia pubblicata da Matteo Berrettini al termine della parentesi americana ha catturato l’interesse dei suoi follower. Nel mezzo delle immagini dedicate alle ultime settimane compare infatti una scena insolita rispetto al consueto racconto della sua attività sportiva. Il tennista appare sdraiato sul letto mentre porta sul volto una maschera illuminata da piccoli LED. Sulla coscia, inoltre, compare un secondo strumento destinato all’esposizione luminosa. Un dettaglio apparentemente curioso che mostra invece uno degli aspetti meno visibili della vita di un giocatore professionista: tutto ciò che accompagna allenamento, recupero e cura del proprio corpo.
La fotografia, da sola, non permette di identificare con certezza il trattamento utilizzato né la finalità precisa della seduta. Mancano infatti informazioni pubbliche sufficienti sul modello dell’apparecchio, sulle impostazioni adottate e sulle indicazioni fornite dallo staff. Il particolare ha però riportato l’attenzione sulla fotobiomodulazione, una tecnologia che utilizza determinate frequenze luminose e che trova applicazioni differenti, dalla dermatologia fino ad alcuni protocolli dedicati al recupero fisico.
Che cosa si nasconde dietro la terapia della luce
La fotobiomodulazione sfrutta sorgenti luminose a bassa intensità per stimolare risposte biologiche nei tessuti. I dispositivi possono utilizzare differenti lunghezze d’onda e, tra quelle maggiormente studiate, figurano la luce rossa e quella appartenente al vicino infrarosso. Il principio non punta semplicemente a produrre calore, ma a favorire un’interazione tra la luce e alcune strutture cellulari.
La ricerca scientifica ha esaminato questa tecnologia in diversi ambiti, anche se gli effetti possono cambiare sensibilmente in base al dispositivo e al protocollo. Potenza, durata dell’esposizione, distanza dalla superficie trattata e lunghezza d’onda rappresentano elementi fondamentali per valutare un trattamento di questo tipo. Per questa ragione non tutti gli apparecchi LED possono produrre gli stessi risultati e una fotografia non basta per stabilire quale beneficio stia cercando un atleta.
Le maschere luminose utilizzate sul viso trovano soprattutto spazio nei trattamenti dedicati alla pelle. La luce rossa, in particolare, compare in diversi dispositivi destinati alla cura estetica e dermatologica. Gli studi hanno valutato il possibile impiego di queste tecnologie per alcune problematiche cutanee e per determinati aspetti legati all’invecchiamento della pelle. Non esiste però una formula universale: ogni dispositivo presenta caratteristiche tecniche e modalità d’impiego differenti.
Quel dispositivo sulla coscia cambia la prospettiva

Il secondo apparecchio visibile nella fotografia rende lo scatto ancora più interessante. Posizionato sulla coscia, potrebbe appartenere a una tecnologia utilizzata nell’ambito dei percorsi di recupero, ma non possiamo stabilire dalla sola immagine quale funzione svolga realmente. Nel mondo dello sport professionistico, la fotobiomodulazione ha attirato attenzione per le possibili applicazioni legate alla risposta dei tessuti, al dolore e ai processi che accompagnano il recupero dopo l’attività fisica.
Nel caso di Matteo Berrettini, tuttavia, sarebbe scorretto collegare automaticamente il dispositivo a un particolare infortunio. La fotografia non contiene elementi sufficienti per affermare che il trattamento riguardi una specifica lesione o una determinata condizione fisica. Il tennista potrebbe semplicemente inserirlo nella propria routine di recupero, oppure utilizzarlo seguendo indicazioni legate a esigenze differenti. Soltanto informazioni dirette provenienti dall’atleta o dal suo staff potrebbero chiarire il motivo esatto della seduta.
La presenza di strumenti tecnologici nella preparazione degli sportivi non rappresenta comunque una novità. Gli atleti professionisti sottopongono il proprio corpo a carichi particolarmente elevati e possono affiancare agli allenamenti numerose pratiche dedicate al recupero. Fisioterapia, massaggi, esercizi specifici e apparecchiature tecnologiche possono entrare nella programmazione quotidiana con obiettivi differenti.
Una tecnologia interessante, ma senza effetti miracolosi
Il crescente successo delle terapie con luce ha alimentato anche aspettative molto elevate. La letteratura scientifica mantiene però un atteggiamento più prudente. Diversi studi hanno prodotto risultati interessanti, mentre altri lavori hanno evidenziato la necessità di ulteriori approfondimenti per stabilire con maggiore precisione quali applicazioni offrano benefici affidabili e quali parametri garantiscano i risultati migliori.
Non basta quindi indossare una maschera LED per ottenere automaticamente un effetto specifico. La risposta dipende dalle caratteristiche dell’apparecchio, dal tipo di luce, dall’intensità, dalla durata della seduta e dall’obiettivo perseguito. Lo stesso principio vale per i dispositivi destinati ai tessuti corporei: un apparecchio progettato per la superficie cutanea non equivale necessariamente a uno studiato per un’applicazione differente.
La fotografia condivisa da Matteo Berrettini offre dunque soprattutto uno sguardo curioso sulla sua quotidianità lontano dal campo. Dopo gli impegni americani, tra partite e spostamenti, il tennista ha mostrato anche un momento dedicato alla gestione del proprio corpo. Quella maschera luminosa rappresenta il dettaglio più curioso dello scatto, ma non permette di trasformare una semplice immagine in una diagnosi o nella conferma di una terapia specifica.
La vicenda dimostra comunque quanto alcune tecnologie siano ormai entrate nell’immaginario dello sport professionistico. La fotobiomodulazione continua a essere oggetto di studi e trova applicazioni differenti a seconda del contesto. Nel caso di Matteo Berrettini, il significato preciso di quella seduta rimane legato alla sua personale routine e alle decisioni del team che lo segue.
Dietro una fotografia apparentemente insolita si apre quindi una finestra su un mondo che il pubblico vede raramente. La preparazione di un campione non termina quando finisce una partita: recupero, trattamento dei tessuti e gestione delle energie occupano una parte importante della vita quotidiana di un atleta. La maschera LED mostrata da Matteo Berrettini diventa così un piccolo dettaglio capace di raccontare proprio quella dimensione meno conosciuta del tennis professionistico.
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