Classifica Best Workplaces: le sorprese del settore abbigliamento
Classifica Best Workplaces: le sorprese del settore abbigliamentoUn’analisi profonda rivela le carenze organizzative del comparto fashion italiano, salvando un solo celebre marchio
Nonostante la moda italiana rappresenti un pilastro fondamentale dell’economia con un volume d’affari superiore ai 90 miliardi di euro, circa il 5% del pil nazionale, il comparto mostra segnali di debolezza nella gestione del capitale umano. In occasione della Giornata nazionale del Made in Italy, che si celebra il 15 aprile, i dati emersi dalla classifica Best Workplaces Italia 2026 evidenziano un ritardo preoccupante: tra le 75 aziende d’eccellenza per qualità dell’ambiente di lavoro, figura soltanto Kiabi per quanto riguarda l’abbigliamento. Secondo Alessandro Zollo, ceo di Great Place to Work Italia, “nelle aziende del settore fashion prevale ancora una percezione frammentata e impersonale dell’esperienza lavorativa dei collaboratori”, un fattore che relega il settore nelle ultime posizioni per innovazione organizzativa.

I numeri del settore fashion e il caso d’eccellenza di Kiabi
Il settore della moda, pur contando su circa 461.000 addetti e una rilevanza mondiale, fatica a sviluppare culture aziendali basate sulla fiducia e sul benessere diffuso. Il ranking Best Workplaces Italia 2026, redatto analizzando il parere di oltre 210.000 collaboratori presso 415 organizzazioni, sottolinea come manchino modelli virtuosi nel comparto fashion. L’unica eccezione è Kiabi, realtà che dal 1978 ha trasformato il mercato con il prêt-à-porter a prezzi contenuti, conquistando il 7° posto nella categoria tra 500 e 999 collaboratori. Come precisato da Zollo, l’azienda si è distinta per “la capacità di integrare pratiche di ascolto attivo, inclusione, e benessere individuale con obiettivi di business”, mettendo al centro la relazione umana per favorire la partecipazione dei dipendenti.

L’importanza strategica di investire nel capitale umano per il business
Trascurare la cultura aziendale comporta rischi diretti sulla competitività, poiché le realtà che promuovono il benessere dei dipendenti registrano una retention superiore all’86%, a fronte del 66% delle aziende non certificate. I dati del report Great Insights 2026 indicano che un elevato Trust Index correla direttamente con l’incremento del fatturato: i migliori ambienti di lavoro hanno visto una crescita media dei ricavi del 20%, contro l’1% rilevato dall’indice Istat per industria e servizi. Investire nell’esperienza dei dipendenti risulta quindi un’urgenza strategica che garantisce vantaggi concreti:
- Abbatte i costi del turnover: le organizzazioni che curano il proprio ambiente di lavoro infatti trattengono i talenti molto più a lungo. Trattenere le persone significa azzerare le enormi spese nascoste legate alla continua ricerca, selezione e formazione di nuovo personale.
- I collaboratori diventano i migliori brand ambassador: chi lavora in un ambiente sano, inclusivo e meritocratico sviluppa un profondo senso di appartenenza. Questo si traduce in tassi di orgoglio e di raccomandazione molto più elevati. In un settore trainato dall’immagine e dal prestigio come quello della moda, un dipendente felice diventa il primo e più credibile promotore del brand verso l’esterno.
- Attrae i veri talenti, anche nei mercati più complessi: in un mercato del lavoro guidato dalle priorità delle nuove generazioni, il solo blasone del marchio o lo stipendio non bastano più. I giovani oggi scelgono le aziende in base ai valori, all’equità e al work-life balance. Offrire un ambiente di lavoro eccellente è l’unica vera calamita per attrarre i profili più brillanti e fidelizzarli, garantendosi un vantaggio competitivo enorme.
- Sblocca il potenziale creativo e l’innovazione: la moda vive di creatività, ma le idee migliori non nascono in ambienti di lavoro tossici o iper-controllanti. Un clima aziendale basato sulla fiducia reciproca, sull’errore vissuto come apprendimento e sull’ascolto attivo riduce lo stress e stimola l’iniziativa personale, spingendo i team a innovare costantemente e a collaborare con maggiore efficienza.
- Genera un ritorno economico diretto e misurabile: investire nel wellbeing aziendale e nelle iniziative di welfare non è un puro esercizio di stile per compiacere le risorse umane, ma un vero acceleratore di risultati. Mettere le persone al centro è, a conti fatti, la leva finanziaria più potente a disposizione delle imprese.
A cura della redazione
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