EssilorLuxottica tra continuità industriale e tensioni familiari
Scopri i retroscena inediti e le tensioni di governance dietro la successione Del Vecchio, tra arbitrati milionari e sfide aperte nell’impero EssilorLuxottica
Al di là della visibilità internazionale conquistata da EssilorLuxottica, gruppo di riferimento nel comparto dell’occhialeria e partner delle più prestigiose case del lusso mondiale, la successione legata a Leonardo Del Vecchio sta vivendo la sua fase più delicata tra procedimenti arbitrali e contrasti interni sull’amministrazione societaria. Dalle collezioni di marchi celebri quali Ray-Ban e Persol sino agli accordi di licenza in esclusiva con le maggiori firme dell’alta moda, la realtà fondata dall’imprenditore costituisce uno dei punti più alti del Made in Italy industriale. Tuttavia, oltre le passerelle e i traguardi record di bilancio, al vertice della cassaforte Delfin si sta consumando una delle vicende dinastiche più intricate dell’economia contemporanea.
L’architettura patrimoniale concepita dal fondatore per proteggere le attività industriali si trova ora ad affrontare la sua sfida più complessa: garantire la convivenza a lungo termine di otto eredi, ciascuno detentore di una quota paritaria del 12,5%, ma portatori di prospettive, stili di vita ed esigenze finanziarie marcatamente divergenti.
Il riassetto societario di Luca e Paola Del Vecchio e l’arbitrato milionario
La stabilità complessiva ha registrato una forte scossa a causa di due eventi determinanti. Il primo riguarda una riorganizzazione societaria: Luca Del Vecchio e Paola Del Vecchio hanno conferito le rispettive quote del 12,5% in veicoli societari personali. Sebbene la titolarità economica resti invariata, mutano radicalmente le opzioni con cui tali partecipazioni possono essere gestite, finanziate o utilizzate in qualità di leva strategica.
Il secondo fattore di scontro coincide con l’avvio di un duro fronte di arbitrato promosso contro il fratello Leonardo Maria Del Vecchio per una penale da 500 milioni di euro. Il contenzioso scaturisce dal mancato perfezionamento dell’acquisizione del loro 25% complessivo detenuto in Delfin, operazione che all’epoca dei fatti era stata quantificata attorno ai 10 miliardi di euro.
Le tensioni sulla governance tra Leonardo Maria Del Vecchio e Francesco Milleri
Sul fronte opposto, Leonardo Maria Del Vecchio ha spostato il baricentro del confronto sulle questioni di governance, contestando la linea manageriale seguita da Francesco Milleri, storico braccio destro del fondatore e attuale figura al timone di EssilorLuxottica, e sollecitando verifiche formali sull’operato del consiglio di Delfin. La posizione espressa dalla multinazionale dell’eyewear è stata perentoria, confermando la totale e rinnovata fiducia nella leadership di Milleri.
La tutela degli asset industriali e la sfida dell’unità familiare in Delfin
La cassaforte con sede in Lussemburgo istituita da Del Vecchio era stata studiata nei minimi dettagli con l’obiettivo di preservare i beni industriali da frammentazioni improvvise o da operazioni di tipo speculativo. Sul piano operativo e produttivo, il meccanismo si dimostra pienamente solido: la dirigenza mantiene la rotta, le collaborazioni con l’alta moda proseguono e Delfin custodisce intatto il proprio pacchetto di partecipazioni storiche.
La vera criticità emerge invece sotto l’aspetto relazionale e proprietario: vincolare otto quote equivalenti all’interno di una gabbia dorata non crea di per sé intesa familiare. Al contrario, tale configurazione rischia di posticipare il momento in cui vocazioni e percorsi personali differenti cercano sbocchi in maniera autonoma.
Nell’eventualità in cui anche gli altri fratelli scelgano di schermare o condurre le proprie quote attraverso società individuali, Delfin manterrà intatta la veste giuridica originaria, ma assisterà a un mutamento sostanziale nei rapporti tra i soci. Il confronto decisivo per le sorti dell’impero non riguarda unicamente i dividendi o la spartizione delle quote, ma la capacità di una gestione rimasta orfana del patriarca di preservare la compattezza familiare davanti all’attrazione e alle complessità di un patrimonio miliardario.
A cura della redazione
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