Papa Leone XIV tra i più eleganti del 2026 per Vanity Fair

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All’interno dell’annuale selezione curata da Vanity Fair, tradizionalmente riservata a celebrità del cinema hollywoodiano, artisti musicali da milioni di ascolti in streaming e personalità di primo piano dell’alta moda globale, si fa notare quest’anno una presenza del tutto inedita. Si tratta di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, formalmente incluso nella rinomata Best Dressed List per il 2026 grazie a una cifra estetica personale che sa fondere l’austerità dei paramenti della Chiesa con dettagli quotidiani e spontanei.

L’inclusione è giunta al termine di una scrupolosa valutazione durata varie settimane, durante la quale sono stati esaminati centinaia di profili della scena pubblica internazionale. Il Pontefice ha ottenuto il sesto posto nella specifica categoria denominata The Originals, ideata per rendere omaggio a chi non asseconda le tendenze passeggere ma esprime un’identità visiva autentica, autonoma e ricca di originalità. In questa ristretta cerchia, Leone XIV figura insieme al regista Spike Lee, alla pattinatrice olimpica Alysa Liu, alla direttrice artistica dello Studio Museum in Harlem Thelma Golden, alla blogger Colby Mugrabi e allo scrittore Hilton Als.

Le radici di “Padre Bob” tra calzature Nike e passione per i Chicago White Sox

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Nelle motivazioni della scelta, la rivista Vanity Fair ha rimarcato come l’orientamento estetico del primo Papa statunitense della storia affondi le proprie radici molto prima della salita al soglio pontificio. Già negli anni del ministero pastorale sul campo, quando era noto semplicemente come “Padre Bob”, Prevost soleva portare la sobria tonaca color crema insieme a classiche scarpe da ginnastica Nike. Un’immagine, riscoperta di recente tramite un documentario diffuso dai media vaticani, che ha catturato l’interesse collettivo per la spontaneità con cui affianca la sacralità della veste talare alla funzionalità della calzatura sportiva.

Questo approccio disinvolto e brillante è rimasto intatto anche dopo l’elezione a vescovo di Roma. Leone XIV ha mostrato senza esitazioni il proprio attaccamento sportivo, in particolare per i Chicago White Sox. Durante lo scorso anno le fotografie del Santo Padre con il cappellino da baseball nero della squadra dell’Illinois, indossato insieme all’abito pontificio all’interno delle mura vaticane, hanno fatto il giro del mondo, diventando uno dei ritratti più freschi e iconici del suo pontificato.

L’attenzione di Vogue, il soprabito classico e il valore della semplicità

Il consenso espresso dagli specialisti del settore non rappresenta una novità per il Pontefice. Per Leone XIV si tratta di un bis: già l’anno scorso le sue apparizioni avevano attirato l’interesse di una testata di riferimento come Vogue, che lo aveva inserito tra i personaggi pubblici dallo stile più accurato e interessante. Nella precedente edizione della classifica di Vanity Fair, i critici avevano apprezzato la riproposta di un capo tradizionale caduto in disuso, ovvero il lungo soprabito nero sartoriale portato sopra la talare bianca, giudicato capace di conferire una linea solenne, essenziale e moderna.

Al di là del costume, l’interesse del mondo della moda verso Leone XIV sottolinea il valore simbolico dell’abito. Per il Pontefice, la cura esteriore è del tutto estranea a logiche di sfarzo o vanità e si configura come una comunicazione non verbale incentrata sull’essenzialità dei tessuti, sul rispetto della tradizione e sulla vicinanza alle persone comuni. Dalle scarpe da ginnastica al cappellino sportivo, ogni elemento delinea un pastore accessibile, che vive il ruolo universale senza allontanarsi dalla propria storia umana, incarnando un magistero in cui l’eleganza coincide con la semplicità, la misericordia e il servizio.

A cura della redazione

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